Il Decreto Crescita scompare dai piani del governo Meloni. Niente agevolazioni per calciatori stranieri: priorità ad altri fattori
Il Decreto Crescita, introdotto nel 2019, era una misura fiscale pensata per incentivare l’arrivo di talenti stranieri in Italia, non solo nel calcio ma in diversi settori. Per quanto riguarda lo sport, permetteva ai club di Serie A di beneficiare di un’agevolazione fiscale sugli stipendi dei giocatori stranieri: chi arrivava in Italia dopo almeno due anni all’estero poteva godere di una tassazione agevolata, pagando il 50% in meno di imposte sul reddito.

Questo meccanismo ha favorito l’arrivo di numerosi campioni nel nostro campionato, rendendo più sostenibile per le squadre italiane competere con i top club europei. Tuttavia, il governo Meloni ha deciso di cancellare questa misura, ritenendola poco vantaggiosa per il calcio italiano nel lungo periodo e preferendo investire su vivai, infrastrutture e calcio femminile. Una scelta che potrebbe rivoluzionare il futuro della Serie A.
Decreto crescita: la decisione ufficiale del governo, ecco in cosa consiste
La decisione è ufficiale: il governo Meloni ha eliminato il Decreto Crescita dal piano di riforma del calcio italiano, preferendo investire su vivai, infrastrutture e calcio femminile. Nessuna agevolazione fiscale per i calciatori stranieri, una scelta che cambia le carte in tavola per i club di Serie A.

La commissione cultura del Senato approverà la prossima settimana uno schema di risoluzione che conferma la direzione presa: anziché puntare su incentivi per l’acquisto di talenti dall’estero, il focus sarà sulla crescita interna del movimento calcistico italiano.
Una svolta che fa discutere. Da un lato, chi applaude il ritorno all’investimento nei giovani e nel calcio femminile. Dall’altro, i club che ora dovranno rivedere le strategie di mercato. A darne notizia è il senatore Paolo Marcheschi, che sottolinea come questa scelta sia volta a potenziare le fondamenta del calcio italiano.