Secondo i giudici, per la giovane accusata di omicidio e soppressione di cadavere non sono sufficienti i domiciliari. Vogliono il carcere
Per due volte ha partorito in casa e per due volte ha sepolto il corpo del neonato nel giardino della villetta in provincia di Parma in cui viveva con la famiglia. Sono queste le accuse che pendono sulla testa di Chiara Petrolini, la 21enne per la quale i giudici del riesame oggi hanno disposto il carcere, che comunque non sarà esecutivo fino alla Cassazione: ecco quali sono le motivazioni.
Il caso Chiara Petrolini scoppia il 9 agosto quando, nel giardino della villetta famigliare dove la studentessa vive con i genitori, viene trovato il corpicino di un neonato nato morto qualche giorno prima. Tutte le attenzioni si concentrano sulla 22enne che, durante le indagini successive, si scoprirà aver nascosto a tutti la gravidanza, per poi partorire in casa in gran segreto e seppellire il corpicino di quel primo neonato. Giorni dopo, però, emerge un altro cadavere di un altro neonato: a distanza di quattro mesi da quei macabri ritrovamenti, per Chiara Petrolini si chiede il carcere.
Dopo la scoperta del secondo cadavere, sempre nel giardino di casa, per Chiara Petrolini le cose si sono nettamente complicate: la giovane, infatti, un mese dopo i due ritrovamenti confessa le due gravidanze indesiderate e nascoste a tutti, quindi i due parti in totale segreto e le due soppressioni di cadavere. Al momento, la 21enne è agli arresti domiciliari e fino al momento in cui la Cassazione si pronuncerà in merito al ricorso presentato dalla sua difesa non cambierà la sua situazione detentiva: il giudice del riesame, però, ha chiesto il carcere.
I motivi di questa richiesta sono da ricercare nella condotta lucida e senza scrupoli che i giudici hanno riscontrato in Chiara, in relazione ai due omicidi. “Apparente mancanza di qualunque ripensamento, oltre che di sfrontatezza. Inaffidabilità totale nelle relazioni personali anche più intime. Eccezionali capacità sia di nascondimento dei propri misfatti sia di mistificazione e dissimulazione. Mancanza di partecipazione e di compassione” sono solo alcune delle caratteristiche che i giudici hanno sottolineato di Chiara, in riferimento alle accuse.
Le due gravidanze, i due parti e le due soppressioni di cadavere sono avvenute in casa, con la presenza dei genitori. Per i giudici del riesame, quindi, sebbene la giovane sia ai domiciliari non si può escludere il rischio che Chiara Petrolini commetta di nuovo qualcosa del genere, poiché evidentemente il controllo parentale esercitato su di lei non è stato sufficiente in quelle due occasioni.
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