Si allarga l’inchiesta sui contratti stipulati dalla nota influencer e sotto l’occhio vigile delle procure arriva anche una bambola e alcuni altri contratti
Mentre la Procura di Milano attende solo che la prossima settimana venga depositata una prima informativa della Guardia di Finanza sul caso Chiara Ferragni-pandoro Balocco, è probabile che le indagini che riguardano la influencer si allarghino a tutti i contratti in cui compare la parola beneficenza.
L’Antitrust, alcune settimane fa, aveva deciso una sanzione di oltre un milione di euro alle società riconducibili all’influencer e di 420mila euro all’azienda veronese Balocco per pratica commerciale scorretta. Secondo l’Autorità , le società ‘hanno fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro griffato Ferragni “avrebbero contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino” di 50mila euro che invece era stata fatta dalla sola Balocco mesi prima.
Non accennano a fermarsi i guai per Chiara Ferragni dopo l’esplosione del “Pandoro gate” e di tutte le polemiche seguite alla presunta beneficenza fatta dalla nota influencer, portata invece a termine dalla stessa azienda produttrice del pandoro. Alcuni giorni dopo si è cercato di fare luce su delle uova di Pasqua messe in commercio con le stesse modalità e ora arriva la notizia che la Procura di Milano abbia acceso i riflettori anche su altri prodotti al centro di campagne benefiche simili con contratti stipulati dall’imprenditrice con le stesse modalità, in particolare su quello della bambola Trudi limited edition, una bambola messa in commercio a sua immagine e somiglianza e da lei sponsorizzata. Un’ indiscrezione che ha comunque avuto la replica di una delle società della Ferragni chiamata in causa. “In merito a quanto riportato in data odierna da alcuni organi di informazione relativamente alla bambola Ferragni, Tbs crew Srl, società controllata da Chiara Ferragni, precisa che i ricavi derivanti dalle vendite di tale bambola avvenute tramite l’e-commerce The Blonde Salad, al netto delle commissioni di vendita pagate da Tbs al provider esterno che gestiva la piattaforma e-commerce, sono stati donati all’associazione Stomp Out Bullying nel luglio 2019″.
Intanto, il procuratore aggiunto Eugenio Fusco, lunedì prossimo, avrà una riunione operativa con gli investigatori del nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf per fare il punto della situazione e decidere come procedere in merito alla vicenda del pandoro. Intanto, visti i recenti casi, il governo sta pensando di mettere mano a una legge sulla trasparenza che qualcuno ha già ribattezzato “legge Ferragni”. “C’è una questione di trasparenza sulla beneficenza su cui forse bisogna lavorare“, aveva infatti detto la stessa premier Giorgia Meloni in conferenza stampa sull’onda del cosiddetto Pandoro-gate. L’idea sarebbe quella di mettere a punto una legge che imponga a chi dichiara di fare beneficenza (in primo luogo ad aziende e società, che in virtù della causa benefica sposata potrebbero veder aumentare le proprie vendite) di rendere note quelle cifre. Questo anche e soprattutto per rendere noto al consumatore se l’eventuale partnership con un testimonial, che presta la propria immagine per lanciare il prodotto in questione, sia o meno retribuita.
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