Alcune figlie di un alpinista, morto circa 40 anni fa, hanno ritrovato lo zaino che perse il padre in montagna durante una spedizione
Una storia di quelle che hanno un finale triste ma romantico, durature nel tempo e che in qualche modo risultano essere anche consolatorie. Un racconto che tratta temi inerenti la semplice vita familiare, ma allo stesso tempo anche di situazioni e di conseguenze estreme.

In poche parole è la storia di Guillermo Vieiro, un alpinista di origini argentine che era noto per le sue avventurose spedizioni sulla Cordigliera delle Ande. Nel 1985 l’uomo perse la vita all’età di 44 anni al confine con il Cile, mentre scalava il vulcano Tupungato, alto più di 6.500 metri. Vieiro stava affrontando questa avventura al fianco del compagno ventenne Leonardo Rabal.
I due non sono riusciti a sopravvivere alle condizioni estreme dell’alta quota. I loro corpi furono ritrovati poco dopo la loro morte in seguito alla notizia della scomparsa. Nel 2020, però, l’alpinista argentina Gabriela Cavallaro che provo a emulare la loro avventura, riuscì a individuare uno zaino durante la spedizione.
L’alpinista, conoscendo la storia di Vieiro e il luogo in cui aveva perso la vita al fianco di Rabal, si mise subito in contatto con la sua famiglia per verificare la proprietà dello zaino ritrovato. Il ritrovamento ha portato nel corso degli anni ad alcuni approfondimenti che hanno portato a delle conseguenze di recente.
La spedizione per lo zaino
Lo scorso mese le figlie Guadalupe e Azul Vieiro sono partite alla volta del vulcano Tupungato, insieme a una troupe televisiva, per un’esperienza di undici giorni. Una volta arrivato in cima, all’altitudine di 6.100 metri, hanno trovato lo zaino del padre, morto quarant’anni prima.

Nel corso dell’esperienza Azul, che aveva quattro anni quando il padre è morto, ha raccontato: “Mia madre non ci ha mai detto chi fosse. Sapevamo che era morto in montagna e che era un alpinista, ma a parte questo non sapevamo molto di più. È stato come riscoprire la sua storia”.
Una scomparsa che ha segnato profondamento la loro vita: “Nella nostra famiglia la parola ‘montagna’ è sempre stata proibita. Mia madre non vuole avere niente a che fare con la scoperta di questo zaino. È una famiglia spezzata dalla tristezza, dal vuoto” ha concluso Azul.
All’interno dello zaino erano presenti molti effetti personali di Guillermo. Tra questi c’erano un cappotto, un sacco a pelo, una borraccia, un’aspirina, compresse di vitamina C, coltelli e due rullini di pellicola. Un ritrovamento accolto in maniera speciale dalla famiglia, che ha commentato: “Sembrava che stessimo ricevendo un messaggio: ‘Sono ancora qui, esisto”.