Paura di un conflitto globale: da qui la decisione di investire milioni per modernizzare rifugi sotterranei in grado di salvare milioni di persone
Sette milioni di persone, protette sotto terra. Un numero che lascia immaginare uno scenario apocalittico, eppure oggi è frutto di una pianificazione lucida, calcolata, concreta. Sotto la superficie di uno Stato europeo si muove un piano preciso: salvaguardare la propria popolazione da un’eventuale guerra totale.

Sembra un racconto distopico, e invece è cronaca. Perché la paura di un’escalation nucleare non è più solo roba da telegiornali d’altri tempi o da film catastrofici. È un tema tornato centrale nei governi, e lo è diventato ancora di più dopo l’invasione russa dell’Ucraina e i nuovi equilibri di potere, pericolosamente instabili, che minacciano di far saltare in aria la normalità.
L’idea di scendere nei bunker, per milioni di europei, non è più un tabù. È un’opzione. Forse non imminente, ma certamente da tenere a portata di mano. Chi se ne sta occupando seriamente è uno Stato che si è sempre fatto notare per efficienza e pragmatismo. Negli ultimi mesi ha deciso di modernizzare 25 degli 80 bunker più grandi presenti sul proprio territorio nazionale.
Un investimento iniziale da oltre 9 milioni di euro, che servirà a ristrutturare impianti e dispositivi di protezione pensati per resistere alle esplosioni nucleari, agli agenti chimici e biologici. Verranno sostituiti i filtri dell’aria, aggiornati i sistemi di supporto vitale e integrati servizi di sicurezza informatica e gestione sanitaria d’emergenza. Un piano di rinnovamento che durerà dai due ai tre anni e che potrebbe estendersi ancora.
Gli investimenti sui bunker sotterranei
Il Paese in questione è la Svezia, e non è un caso. Il governo di Stoccolma ha sempre mantenuto una linea chiara sulla difesa civile. A oggi, conta 64.000 bunker su tutto il territorio nazionale: in proporzione, uno dei numeri più alti al mondo. Se necessario, potrebbero offrire riparo a circa sette milioni di cittadini.

Una struttura di protezione capillare, silenziosa ma già attiva, che oggi viene messa al centro del dibattito strategico. Il messaggio è forte: la sicurezza non può più essere un concetto astratto. Al contrario deve essere un piano reale, tangibile, in grado di attivarsi nel giro di poche ore.
L’Autorità svedese per la protezione civile, la MSB, ha spiegato che l’obiettivo è prepararsi a ogni tipo di minaccia. Si va dal bombardamento convenzionale alle conseguenze di un conflitto nucleare. Ma c’è anche un altro obiettivo, non dichiarato ma evidente. È quello di rassicurare i cittadini e rafforzare la fiducia nello Stato. Soprattutto in un momento storico dove la parola “guerra” non appare più remota come ci si augurava.
La mossa svedese non è isolata. In altri Paesi, compresi alcuni Stati dell’Europa centrale e dell’est, si iniziano a studiare modelli simili, anche se meno sviluppati. La differenza, però, è che Stoccolma si sta muovendo prima. In silenzio, ma con decisione. E se oggi i bunker sembrano un’estrema precauzione, domani potrebbero diventare l’unico modo per continuare a respirare.