Tra i tanti momenti emozionanti della prima serata del Festival di Sanremo, va sicuramente ricordato quello di Daniela Di Maggio, la madre di Giovanbattista Cutolo, barbaramente ucciso a Napoli al culmine di una lite per un parcheggio.
Tutti ormai lo conoscono come Giò Giò. Aveva ventiquattro anni ed è stato freddato da tre colpi di pistola, uno dei quali alla schiena, sparati da un minorenne, dopo che lui era intervenuto per aiutare un amico. Giovanbattista era un musicista e faceva parte della Nuova Orchestra Scarlatti. Aveva partecipato a un’audizione per entrare a far parte dell’orchestra del Teatro Ariston durante il Festival di Sanremo.

La presenza della madre alla prima serata della kermesse musicale quindi, ha significato moltissimo. Sia per il messaggio di giustizia lanciato a tutta Italia dal palco più importante d’Italia, sia anche per il mondo della musica. Cityrumors.it ha intervistato in esclusiva Francescantonio Pollice, musicista e presidente dell’Associazione Italiana Attività Musicali (Aiam), di cui la Nuova Orchestra Scarlatti è socia.
Dopo la morte di Giò Giò, l’Aiam ha istituito una borsa di studio intitolata a suo nome per dare la possibilità a un giovane musicista di seguire i suoi sogni con un premio economico.
Presidente, che effetto le ha fatto vedere Daniela Di Maggio sul palco di Sanremo?
“Il ricordo di Giò Giò era doveroso, Amadeus ha fatto benissimo a dare spazio alla madre. Non solo per il momento di commozione che ha toccato tutta l’Italia, ma anche perché è stato il segnale che c’è un’Italia che pensa ai giovani, che è contro la violenza e che crede in un mondo migliore. Ed è stato anche un bel momento per la musica”.

Perché Giovanbattista era un musicista…
“Sì, sono contento che in una trasmissione così importante come il Festival della canzone italiana si sia parlato di un musicista. Ci ha riempito di orgoglio, perché finalmente si è fatto focus per una volta sulla condizione dei giovani musicisti italiani. Mi hanno molto colpito le lacrime dei colleghi musicisti dell’orchestra di Sanremo, che conoscono bene che tipo di fatica fanno per poter svolgere il loro lavoro. Questo focus, in una trasmissione con uno share così alto, è stato un segnale di attenzione al nostro mondo. Siamo grati per questa scelta. Speriamo che non ci siano mai più storie come quella di Giò Giò, e che ci sia attenzione alla musica, al di là dei generi”.
Ci parli della borsa di studio dell’Aiam intitolata a Giò Giò
“Quando è successa quella tragedia, abbiamo espresso solidarietà. Come sa, il ragazzo faceva parte di un’orchestra socia dell’Aiam. Ci siamo chiesti soprattutto dove siamo arrivati. Per quanto si possa litigare, non si può arrivare alla barbarie di estrarre una pistola ed uccidere. Dov’è il valore della vita? Nella nostra civiltà non dovrebbero accadere queste cose. Così ci siamo riuniti ed abbiamo deciso di istituire una borsa di studio in memoria di Giò Giò, che sarà annuale e destinata a un giovane strumentista per aiutarlo nel suo percorso di inserimento nel mondo del lavoro, permettendogli magari di studiare all’estero e confrontarsi con realtà diverse da quella italiana. Non è bello che tanti musicisti non possano esprimere le loro qualità e sia costretti a fare altri lavori. Dopo che lo Stato investe nelle attività ,musicali, sarebbe bello che poi consentisse ai musicisti di svolgere l’attività che hanno scelto”.

Presidente, le è piaciuta la prima serata del Festival di Sanremo?
“È stata una grande serata e mi aspetto grandi sorprese anche stasera e nei giorni a venire. Sanremo è una manifestazione che funziona, confezionata molto bene. Richiama musicisti di grande valore e giovani: un bel segnale per tutta la musica. L’Aiam non si occupa dei generi portati all’Ariston, ma siamo contenti che la musica vada avanti, perché grazie ad essa si può essere anche cittadini migliori”.
È d’accordo con la lista dei primi cinque classificati?
“Non rispondo a questa domanda, non voglio fare torto a nessuno. È vero che il Festival è una competizione, ma è anche un momento di confronto e incontro tra musicisti diversi. Avendo un’idea forte della musica, credo che tutti abbiano espresso il meglio e preferisco che sia il pubblico a fare una classifica”.
Ci riprovo. Chi vincerà?
“Spero che vinca la buona musica, per rendere felici il pubblico, il mercato dei discografici e chi vuole lanciare messaggi. Vorrei che vincesse una canzone che abbia contenuti di valore”.