Diversi i fattori che destano preoccupazione, con “l’aumento delle tariffe, che fanno aumentare i costi e frenano la domanda”
Non tutti gli americani sono contenti della decisione di Donald Trump. Anzi ce ne sono alcuni che hanno visto con preoccupazione quel che diceva il presidente degli Stati Uniti quando ancora non erano in vigore. E ora che sono entrati la preoccupazione si è trasformata in terrore. E sono più di quelli che si pensa.
Quel che più preoccupa è che potrebbe verificarsi una recessione più rapida di quello che si pensa. E a crederlo sono tanti imprenditori e di quelli che contano. Americani di uno stato importante e decisivo come il Texas. La maggior parte sono leader imprenditoriali del Texas che resta ed è il principale stato degli Stati Uniti per importazioni ed esportazioni.
La maggior parte di loro ha espresso incertezza sul futuro economico a causa dell’imposizione di dazi globali da parte del presidente Donald Trump e del rallentamento della crescita nei primi mesi dell’anno. Secondo un rapporto pubblicato dalla Camera di Commercio di Dallas, le prospettive imprenditoriali sono peggiorate e metà degli imprenditori intervistati ha espresso preoccupazione per una “possibile recessione”.
Tra i fattori che destano preoccupazione, gli intervistati hanno citato “l’aumento delle tariffe, che fanno aumentare i costi e frenano la domanda“, come sottolineato nello studio. Il Texas è lo stato più grande degli Stati Uniti per commercio internazionale, con oltre 850 miliardi di dollari (circa 770 miliardi di euro) nel 2024, quasi il 16% del totale nazionale. Tra i principali partner commerciali del Texas figurano Canada, Messico e Cina.
Secondo i dati citati nel rapporto, il 6,8% dei posti di lavoro in Texas dipende dalle esportazioni e la crescita prevista del prodotto interno lordo (PIL) del Texas diminuirebbe di 1,5 punti percentuali a causa della “perdita di potere d’acquisto e della minore domanda dovuta all’aumento dei prezzi”.
Questa settimana, Trump ha inasprito la sua guerra commerciale imponendo una tariffa globale del 10% su tutte le importazioni, che salirà al 34% per la Cina e al 20% per i prodotti dell’Unione Europea (UE).
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