Il vice-premier dopo giorni di silenzio parla della decisione della Corte penale internazionale su Netanyahu: “Così non si favorisce la pace”
Un piede in due staffe. Da una parte c’è la decisione della Corte penale internazionale, dall’altra Netanyahu e da un’altra parte ancora l’Occidente, tra cui, in questo caso, l’Italia. A parlare ed esprimersi sulla situazione è Antonio Tajani che, come al suo solito, fa l’equilibrista, e forse non potrebbe fare altrimenti.
Una decisione che ha colto di sorpresa tutti, quella della Corte penale internazionale, sulla quale il governo italiano sembra quasi essersi diviso, non tanto nei toni, quanto nelle dichiarazioni. Da una parte Tajani stesso che non ha espresso alcun giudizio ma anche Salvini che accoglierebbe Netanyahu senza prendere alcun provvedimento.
E su questo Tajani, riguardo soprattutto alle parole di Salvini che avrebbe dato il benvenuto a Netanyahu, cerca di di spiegare che “le opinioni di Salvini sono legittime ma parla in quanto capo di partito”. E’ il leader della Lega ma allo stesso tempo è anche il vice-Premier oltre a Tajani e quando apre bocca non dovrebbe essere Tajani a dire se parla da capo partito o vice-premier.
“La posizione dell’Italia e del governo è la posizione del presidente del Consiglio, che il ministro degli Esteri ha il dovere di attuare anche perché poi il ministro degli Esteri condivide la posizione del presidente del Consiglio“. Così il vicepremier, Antonio Tajani, ospite di ‘4 di sera Weekend’ su Retequattro commentando le affermazioni del leader della Lega secondo cui se Netanyahu venisse in Italia sarebbe il benvenuto.
“Bisogna vedere le carte, cioè cercare di capire per quale motivo si è arrivati a questa decisione da parte della Corte. Noi la rispettiamo, però dobbiamo tener conto che la Corte deve svolgere soltanto un ruolo giuridico, non un ruolo politico”, chiarisce Tajani. “In questo momento -aggiunge – serve grande prudenza perché non credo che il mandato di arresto per Netanyahu e per l’ex ministro della difesa sia un passaggio utile che favorisca la pace e il cessate il fuoco”.
La decisione della Cpi “semmai fa indispettire Israele – spiega il ministro – Netanyahu non verrà mai arrestato perché non andrà in nessun Paese in questo momento, essendoci la guerra in corso in Israele, ma rimarrà in Israele. Se va negli Stati Uniti, gli Usa non riconoscono la Corte, quindi non c’è alcun pericolo sostanziale per lui. È una scelta politica, ripeto, noi decideremo insieme ai nostri alleati il da farsi, tant’è che lunedì e martedì si svolgerà il G7 esteri a Fiuggi. Ne parleremo con i nostri alleati, porremo il problema, vedremo se si potrà arrivare ad una posizione comune e, come Occidente, decidere il da farsi”.
“L’unica cosa che noi politicamente dobbiamo dire – sottolinea Tajani – è che non si può assimilare Netanyahu, che è il presidente del Consiglio di un Paese democratico dove ha vinto le elezioni ed è stato eletto dal popolo israeliano, al capo di una organizzazione terroristica. Cioè all’uomo che ha pensato e organizzato la strage degli israeliani il 7 ottobre dell’anno scorso. Questo è per noi un aspetto politicamente di grande rilievo”.
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