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Sport

Novak Djokovic: “Perchè smettere ora? Andrò avanti il più possibile, ho l’esempio di Tom Brady”

Il campione serbo, appena chiusa la stagione agonistica di nuovo al numero uno del mondo, non ha nessuna voglia di smettere di giocare e continuerà a farlo finche si sentirà competitivo

Novak Djokovic non lascia, anzi rilancia la sua candidatura anche per i prossimi anni perchè non ha nessuna voglia di chiudere con il tennis agonistico. In una recente intervista ha raccontato il suo stato d’animo e di come il leggendario quarterback di football americano sia ancora una fonte d’ispirazione, lui che a 40 anni aveva ancora la stessa intatta voglia di dimostrare di essere il migliore.

Nessuna voglia di smettere – Cityrumors.it –

 

Ha battuto ogni record, ha infranto ogni primato. A 36 anni ha ancora intatta la stessa voglia di non mollare, di migliorare e di dimostrare che resta il migliore. La stagione sta per ricominciare, ma per Djokovic non è mai tempo di riposo e sono ripresi allenamenti ed esibizioni in giro per il mondo. Qualche giorno fa è stato eletto per l’ottava volta ITF World Champion, due in più di Pete Sampras. Con l’incoronazione di quest’anno Djokovic supera anche il record di Steffi Graf, che per ben sette volte aveva vinto il premio ITF nel circuito femminile.

Nessuna voglia di smettere

Come si addice soltanto ai grandissimi, ha preso esempio da una leggenda di un altro sport. Novak Djokovic ha infatti ribadito di voler continuare a lungo nella sua impareggiabile carriera, prendendo come esempio la longevità agonistica di Tom Brady, leggendario ex quarterback dei New England Patriots e dei Tampa Bay Buccaneers, nonché vincitore di 7 Super Bowl (con 5 MVP) e 3 MVP della NFL. “Lui è un esempio perfetto di campione longevo. Ha dedicato gran parte della carriera a curarsi, recuperare al meglio, fare in modo che mente e corpo andassero sempre nella stessa direzione. Il 2023 è stato uno degli anni migliori della mia carriera, perché dovrei fermarmi se sto giocando così bene? Quindi vivrò la mia carriera anno per anno, cercando di arrivare più avanti possibile“. Traduzione: nessuna voglia di fermarmi, lo farò quando vedrò che non riuscirò più a stare dietro agli avversari.

Djokovic dice che la fame per la gloria gli è venuta piano piano, obiettivo raggiunto dopo obiettivo. “Dopo l’infortunio al gomito, ho cambiato la mia tecnica di servizio. Avevo 30 anni. In uno sport impegnativo come il tennis, intorno ai 30 anni inizi a chiederti quanti mesi o anni ti restano. E più invecchiavo, più le persone intorno a me – non quelle vicine a me, ma quelle nell’ecosistema del tennis – dicevano che il mio orologio biologico stava iniziando a ticchettare, che il tempo stava scivolando via. E più volevo dimostrare che si sbagliavano… prestavo molta attenzione al mio corpo e alla mia mente per essere migliore, sempre migliore. Penso che mi abbia portato dove sono a 36 anni”.

Tre desideri ancora da esaudire

Molti si ostinano a stilare classifiche sul migliore atleta della storia dello sport e Djokovic è indubbio che abbia contribuito a riscrivere quella del tennis. Ci sono varie risposte. La prima è: Sono il migliore. Se pensiamo questo, ed è legittimo che un atleta lo pensi, i più diranno: quanto è arrogante… Non rispetta gli altri, né le generazioni precedenti. La seconda risposta è: non credo di essere il più grande, pur dimostrando la massima umiltà, il che è possibile. E la terza: sono quello che sono, sono orgoglioso di ciò che ho realizzato, ma rispetto le altre epoche e tutte le opinioni e lascio ad altri il dibattito sul Goat”. L’universo assoluto di Djokovic è composto da gente tipo Pelé, Tiger Woods, Michael Schumacher, Lionel Messi, Muhammad Ali, Michael Jordan, LeBron James, Bolt, “e dov’è Serena? Dov’è Kobe, dov’è Ronaldo, dov’è Maradona? Afferma pronto il tennista serbo,C’è sempre qualcuno che manca. Io ho fatto la storia del mio sport con i miei record. Sono idoneo. Sta agli altri vedere se è sufficiente oppure no. Resta soggettivo. Ma mi onora appartenere a questa casta”. Da ragazzo aveva tre idoli quando stava provando a diventare un giocatore di tennis, “i miei tre idoli d’infanzia erano Pete Sampras, Michael Jordan e Alberto Tomba”. E nella sua vita resta un desiderio da esaudire, anzi tre. “Ho giocato a tennis con Pete Sampras, devo sciare con Tomba e giocare a basket con Jordan. Successivamente, potrei ritirarmi da tutti gli sport!”

Mauro Simoncelli

Romano di nascita, giornalista, scrittore, appassionato di sport e non solo. Mi piace informarmi e informare su tutto ciò che accade intorno a noi. Da sempre collaboro con giornali e tv e mi arricchisco attraverso il contatto quotidiano della radio. Oggi scelgo l’informazione quotidiana a tutto campo con passione e determinazione.

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